Posts Tagged ‘petrolio’

Un esempio del criminale saccheggio dell’Africa da parte del capitalismo occidentale

04/05/2010

Com’è possibile che in un Paese con l’ottava riserva di petrolio nel mondo, la settima per il gas naturale ed enormi giacimenti di carbone, ferro ed uranio, la maggioranza della popolazione possa vivere in una situazione di povertà permanente e in molti casi estrema? Oltretutto se si considera che il 91% del suo territorio è considerato produttivo e uno dei più fertili della Terra.

nigeria_oleodottoLa Nigeria, situata nel golfo di Guinea, costituisce lo Stato più popolato di tutta l’Africa, con più di 140 milioni di abitanti.

Per secoli ha sofferto il colonialismo da parte delle nazioni europee, specialmente della Gran Bretagna, le quali si sono dedicate a sfruttare impunemente non solo le sue abbondanti ricchezze naturali, ma anche gli esseri umani che ci vivevano, mandandoli nel continente americano come manodopera schiava.

Nel 1960 la Nigeria ottenne l’indipendenza, un’indipendenza puramente formale, perché da allora è stata governata da diverse giunte militari e governi dittatoriali al servizio dell’occidente. La causa non è altro che il controllo delle grandi riserve di idrocarburi esistenti.

Nel 1958, ancora sotto il protettorato britannico, fu scoperta quella che oggi rappresenta l’ottava riserva di petrolio più grande del mondo, oltre che una delle maggiori fonti di gas naturale. Per questo da allora, nonostante la dichiarazione di indipendenza, le multinazionali petrolífere, in maggioranza anglo-europee, stanno imponendo al Paese africano una forma di colonialismo ancora più selvaggia della precedente, trincerandosi dietro le ingiuste leggi del libero mercato e finanziando governi dittatoriali, con i quali (tramite una sinistra alleanza) spartiscono le enormi ricchezze del Paese, mentre fanno sprofondare la maggior parte della popolazione nella più assoluta miseria. Bisogna considerare che il 57% dei nigeriani vivono sotto la soglia della povertà. Dal 1960 quasi non ci sono state elezioni rappresentative, e le poche tenutesi sono state messe in dubbio da diversi organismi internazionali. La repressione politica e il terrorismo di Stato sono state una costante in questo sfortunato Paese per frenare le ansie di giustizia sociale che scaldano il cuore del popolo nigeriano.

Dalla scoperta delle riserve petrolifere ad oggi le più grandi multinazionali del petrolio si sono dedicate all’estrazione degli idrocarburi e ad allestire migliaia di chilometri di oleodotti per trasportarli, senza nessun tipo di preoccupazione per il benessere del popolo nigeriano o per la salute dell’ambiente, provocando una devastazione umana e ambientale senza precedenti, causata dalla combustione del gas, dai residui del petrolio e dalle rotture degli oleodotti. Questi residui comprendono più di 1,5 milioni di tonnellate di petrolio, cosa che equivale a un disastro come quello della petroliera Exxon-Valdez ogni anno per 50 anni. Questo ha avuto conseguenze drammatiche: fiumi inquinati e senza pesci; piogge acide che danneggiavano i raccolti, rovinavano la flora e la fauna e avvelenavano la popolazione, distruggendo completamente un modo di vivere; un’atmosfera tossica causa di tumori, malformazioni dei neonati, malattie respiratorie. Conseguenze che si sono aggravate per più di 50 anni. Nel corso della storia, prima e dopo la dichiarazione di indipendenza, il popolo nigeriano ha messo in atto diverse forme di lotta per la libertà e l’indipendenza reale, lotte soffocate nel sangue dai diversi governi dittatoriali, con l’impagabile appoggio militare ed economico delle multinazionali e dei governi anglo-europei. Un esempio è il colonnello Pablo Okuntimo, capo della Forza Congiunta Militare e di Polizia negli anni ‘90, noto per la sua corruzione e il suo interminabile elenco di violazioni dei diritti umani, che disse di essere stato pagato e diretto dalla Shell.

Nnimmo Bassey, direttore esecutivo della Environmental Rights Action, è stato chiamato come accusatore l’anno scorso a deporre di fronte a un sottocomitato USA per i diritti umani e la legalità. “La Chevron fornisce regolarmente alloggio e alimenti alle forze di sicurezza, compreso l’esercito, la marina e la polizia, e li paga più del governo”, ha affermato. Il personale della Chevron ha informato che “dirigeva” o “supervisionava” forze di sicurezza della Nigeria. La Chevron ha provveduto al trasporto dei militari e poliziotti “con navi ed elicotteri noleggiati dalla compagnia”.

La repressione si è portata via centinaia di migliaia di vite, ha provocato il trasferimento coatto e l’emigrazione di milioni di persone, e ha instaurato un autentico Stato di terrore, tutto ciò perché il petrolio continui a ingrassare il meccanismo capitalista, in modo che le abitudini consumiste dei Paesi industrializzati non si fermino e un pugno di psicopatici possa continuare a riempirsi le tasche grazie al dolore e alle sofferenze di popoli come quello nigeriano.

A questo sanguinoso saccheggio si dovrebbe aggiungere un debito estero impossibile da pagare, un’altra forma di rapina, perché dopo aver spremuto fino all’ultima goccia le sue ricchezze i governi occidentali, con un cinismo che rasenta l’oscenità, offrono prestiti ad alti interessi, che anno dopo anno aumentano, in modo che si può arrivare al paradosso, come accade in molti dei Paesi soggiogati dal debito estero, che pur avendo già pagato la quantità iniziale fino a 2 o 3 volte, devono continuare a pagare per anni a causa degli interessi esorbitanti che produce il debito.

Tutto questo rappresenta una drammatica realtà che, vigliaccamente, è stata occultata e silenziata dai grandi media occidentali, sempre ben disposti a criticare governi come quelli della Bolivia o del Venezuela per la nazionalizzazione degli idrocarburi. Una misura che se fosse stata attuata in Nigeria, e in altri posti del continente africano, avrebbe fatto sì che le ricchezze naturali fossero andate a proprio beneficio, invece di essere rubate dalle multinazionali  petrolifere, come stanno facendo in Iraq o Afghanistan tramite la guerra, passo ulteriore utilizzato da questi mafiosi quando la corruzione o il colpo di Stato falliscono.

Fuente: http://antimperialista.blogia.com/2010/042101-nigeria-un-ejemplo-del-criminal-saqueo-de-africa-por-el-capitalismo-occidental..php

Il petrolio sta finendo: parola del Pentagono

19/04/2010
petrolio_tubatureUn importante report del Pentagono, e precisamente dell’American Joint Forces Command, esamina il Peak Oil facendo nome e cognome e giunge a conclusioni assai serie.

A pagina 24, un boxino che titola proprio “Peak Oil” recita:

Come mostra il grafico, il petrolio dovrà continuare a soddisfare la gran parte della domanda di energia fino al 2030. Anche assumendo lo scenario più ottimistico di crescita della produzione attraverso nuove tecnologie di estrazione, lo sviluppo di oli non convenzionali e le nuove scoperte, la produzione petrolifera sarà drasticamente sotto pressione per raggiungere la futura domanda di 118 milioni di barili al giorno.

A pagina 29 il drammatico riassunto della questione, che pare scritto dall’ASPO:

Per generare l’energia richiesta da qui al 2030, il mondo dovrà trovare altri 1,4 miliardi di barili all’anno per vent’anni. (…) Il ritmo di nuove scoperte seguito negli scorsi due decenni (escluso forse il Brasile) lascia poco spazio all’ottimismo di chi pensa che in futuro si troveranno nuovi giacimenti. Al presente, gli investimenti stanno appena aumentando, con il risultato che la produzione raggiungerà un prolungato plateau. (…) Nel 2012, la produzione in eccesso sparirà completamente, e nel 2015 mancherà un 10% di output per soddisfare la domanda.

E’ il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, e non mi pare ci sia altro da aggiungere alla loro perfetta disamina della situazione. Certo, c’è sempre Repubblica a dire che è tutta una sciocchezza, e chi è in fin dei conti il Pentagono per smentire Repubblica?

tratto da http://petrolio.blogosfere.it