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“Non volete smettere di consumare? Tranquilli, sarà la realtà che vi costringerà a farlo”

19/04/2010

SempereJoaquín Semprere è professore di Sociologia all’Università di Barcellona e autore di diverse opere sull’esplosione consumista, l’esaurimento dei combustibili non rinnovabili e la crisi ecologica. I suoi terreni di ricerca preferiti si accentrano sulle necessità umane e ambientali. Ha partecipato alla Settimana Galiziana di Filosofia 2010 con un intervento sulla decrescita. “Quando le banche o i finanzieri parlano di crescita”, spiega il sociologo, “questo non ha niente a che vedere con il progresso umano, con i bisogni reali, ma con un unico concetto: aumentare, aumentare, aumentare sempre il volume dell’economia”

Anche senza sapere bene perché si aumenta
Esatto. Sta qui la grande domanda: Perché? È normale se uno è povero incrementare e migliorare la sua alimentazione, il suo spazio vitale, le sue comodità, ma se si pensa che questo possa crescere indefinitamente la cosa assume un significato diverso.
Avendo un tetto e mangiando tre volte al giorno, perché crescere ancora?
È proprio questa la domanda che non solo indica la logica ma che oggi assume caratteristiche nuove perché il dato è che la popolazione mondiale in soli 200 anni si è moltiplicata per sette, il peso ecologico si è moltiplicato molto di più (c’è chi dice per cinquanta o sessanta) e l’impatto dell’uomo sulla superficie della terra, sulla biosfera, è ormai fuori dal normale e stiamo arrivando al limite. In realtà ci sono ricercatori che avvertono seriamente che siamo già arrivati al limite e questa domanda che Lei pone assume un valore qualitativamente diverso, un valore di sopravvivenza della specie.
La soluzione è la decrescita o è solo un concetto di moda?
Non mi piace molto la parola decrescita per descrivere quello che si dovrebbe ricercare, mi soddisfa di più l’espressione “un’economia ecologicamente sostenibile”.
Come arrivarci?
Per certi aspetti è vero che effettivamente ci sarà da decrescere, soprattutto nei Paesi più ricchi dove chiaramente abbiamo passato i limiti e consumiamo troppo e in modo superfluo e stiamo minando le basi naturali della vita per le generazioni future e anche per le generazioni presenti dei Paesi più poveri. E pertanto qui si che ci sarà da decrescere ma altrove no, altrove si dovrà crescere come per esempio nelle energie rinnovabili o nel Terzo Mondo e anche qui ci sono settori poveri che hanno la necessità di aumentare il loro livello di vita. Per cui credo che se si parla tanto di decrescita è per un fatto di moda. Qualcuno (qualcuno importante) ha lanciato l’idea molti anni fa, è stato un economista che è uno dei padri dell’economia ecologica, e poi il tema è stato ripreso in questi ultimi dieci anni, soprattutto in Francia e in Italia ed effettivamente decrescita è un termine che ha fatto fortuna, ma in fondo credo che la maggioranza sia d’accordo che questa non è l’idea centrale, ma è l’economia sostenibile.
Fermarsi?
Fermarsi, sì, prima si parlava anche di crescita zero o di stato stazionario dell’economia, che sarebbe così. La cosa curiosa del concetto di decrescita è il suo impatto pubblicitario: volete la crescita? Allora non solo proponiamo la crescita zero ma la decrescita.
Questo tipo di misure lo vedremo o non c’è alcun rimedio?
Qui bisogna vedere da diversi punti di vista: uno è che alcuni di coloro che parlano di decrescita lo vedono come un programma di vita e di azione, e a me pare positivo che ci sia un programma di azione. Ma si può guardare da un altro punto di vista: la realtà stessa ci imporrà il razionamento, ci provocherà dei collassi, un caso chiarissimo è quello del petrolio, che finirà e tutti lo sanno anche se nessuno lo dice e in effetti c’è chi sostiene che già attualmente siamo entrati nella fase di declino e può darsi davvero che sia così. Come si dice: non vuoi farla finita con il consumo, smettere di consumare? Tranquillo che sarà la realtà a costringerti, te lo imporrà. E se non ci sarà gente che farà questo discorso della decrescita, della crescita zero, della frugalità, se nessuno ci penserà né lo divulgherà, continueremo con gli stessi miti che è possibile continuare a crescere e invece bisogna farla finita con questo.
E cosa vi aspettate che succeda allora? Più guerre tanto per cominciare?
Se succede questo potrebbero esserci conseguenze politiche molto sgradevoli o molto disastrose: per cominciare leader populisti che promettano mari e monti, il messaggio “non vi preoccupate, ci penso io”. E come ci penserà? Ci sono varie maniere perché il mondo è molto grande ed è ripartito in modo molto diseguale, e può darsi che una parte dell’umanità, quella che ha più soldi, tecnologia ed armi, si imponga agli altri, allora potremmo entare in un’epoca di disordini, guerre e di avventure imperialiste. Abbiamo di fronte il caso dell’Iraq e nulla ci garantisce che non ci saranno altri casi simili in futuro. Quello che penso in generale è che andremo, più che ad una riduzione volontaria del consumo, a una frugalità imposta dalla realtà stessa e che se non ci saranno porgrammi di azione individuale, collettiva e anche politica per amministrare adeguatamente questa scarsità di risorse che ci troveremo addosso, se non ci sarà razionalità su questo punto e spirito di solidarietà potremmo entrare in una fase regressiva di decadenza della civiltà, di disgregazione sociale e di conflittualità all’interno e all’esterno dei Paesi.

Fonte: http://www.farodevigo.es/portada-pontevedra/2010/04/11/quiere-parar-consumir-tranquilo-obligara-realidad/428073.html