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Chomsky: “La Base di Guantánamo viene utilizzata per creare altri terroristi”

22/03/2010

chomsky2Il New York Times ha definito Chomsky come forse “il più importante intellettuale vivente oggi”. Tuttavia le sue opinioni si ascoltano di rado nei mass-media. La trasmissione di Democracy Now! di lunedì scorso era destinata al linguista e dissidente di fama mondiale Noam Chomsky. In una lunga conversazione pubblica con lui nella Harvard Memorial Church a Cambridge, Massachusetts, Chomsky parla della politica estera e della politica di sicurezza nazionale del presidente Obama, degli insegnamenti della guerra del Vietnam, e del suo attivismo.

“Uno non può impegnarsi a metà su questo tipo di cose”, afferma Chomsky. “O lo si fa seriamente, e uno si impegna seriamente, oppure vai a una manifestazione e te ne torni a casa e ti dimentichi di tutto, torni al tuo lavoro e non succede nulla. Le cose accadono solo quando c’è un lavoro veramente dedicato e diligente”.

AMY GOODMAN: Cominciamo oggi con un estratto del più recente discorso di Chomsky, uno sguardo critico verso l’impulso che sta dando l’amministrazione Obama all’aumento delle sanzioni contro l’Iran.

NOAM CHOMSKY: La difesa del presidente Lula a favore dell’Iran in relazione all’uso delle tecnologie nucleari è stata vista dai mass media come una forma di paradosso. Perché non sta con il resto della comunità internazionale, con il resto del mondo? Questa domanda tocca un punto fondamentale di quella che è la cultura dell’imperialismo. Chi è la comunità internazionale? Perché se si guarda bene risulta che la comunità internazionale è Washington e quelli che vogliono esistere devono essere d’accordo con questa logica. Il resto non è parte del mondo. Sono una specie di opposizione.

Un altro gruppo che non è parte del mondo è la popolazione degli Stati Uniti. Nei sondaggi più recenti, di circa due anni fa, la maggioranza degli statunitensi erano d’accordo sul fatto che l’Iran avesse il diritto di sviluppare  l’energia nucleare, ma naturalmente non le armi nucleari. In pratica questo sondaggio dimostrò che le opinioni degli statunitensi su questo argomento erano quasi identiche a quelle degli iraniani per molti aspetti.

Nessuno che abbia un minimo di buonsenso vuole che l’Iran o chiunque altro sviluppi armi nucleari. Pertanto su questo sono tutti d’accordo. E in realtà c’è molto conflitto sui temi della proliferazione delle armi nucleari. Non è uno scherzo. La visione di Obama include la forza, si basa sulla necessità di porre fine alle armi nucleari e a ridurre e possibilmente eliminarle. Bene, questa è la visione, e nella pratica?

Sulla politica estera del presidente Obama

Quando si insediò alla Casa Bianca o quando fu eletto, credo che fu Condoleezza Rice a prevedere che la politica estera di Obama sarebbe stata una continuazione del Secondo mandato di Bush, che eliminando figure come Wolfowitz e Rumsfeld si era orientato su una rotta più o meno centrista. Si parlava più di negoziare e meno di aggredire. Una politica più cortese rispetto agli alleati. Pertanto un atteggiamento più accettabile, ma essenzialmente non c’erano stati cambiamenti. La previsione era che tutto questo sarebbe proseguito e la mia opinione è che sia stato fondamentalmente così.

Sul movimento anti-guerra negli USA…

La mia opinione, e non è maggioritaria, è che il movimento sia più forte ora che negli anni ‘60. Nel 1968-‘69 fu molto forte il movimento contro la Guerra del Vietnam. Ma bisogna ricordare che questa guerra era cominciata nel 1962 e in quel momento erano già morte circa 60.000 o 80.000 persone sotto il regime fantoccio degli USA. Solo nel 1962 Kennedy dichiarò la guerra aperta, inviando le forze aeree nordamericane perché cominciassero a bombardare il Vietnam del Sud. A quell’epoca le proteste stavano a zero.

Se si paragona all’Iraq non possiamo dimenticare che le manifestazioni erano cominciate anche prima dell’invasione. La Guerra degli USA in Iraq è stata orrenda, probabilmente avrà ucciso un milione o più di persone, ha distrutto il Paese, si è prodotta una distruzione culturale orribile. Ma avrebbe potuto andar peggio. Non è paragonabile a quello che gli USA hanno fatto in Vietnam. Non c’è stata saturazione di B-52 con bombe chimiche e altro. E credo che questo sia dovuto effettivamente alle manifestazioni realizzate dal movimento anti-guerra. La popolazione di qui si è civilizzata di più. Diciamo che questa è stata una delle tristi lezioni degli anni ‘60.

Su Guantánamo …

Se vuoi far parte del mondo civilizzato e vuoi ridurre le richieste del movimento estremista arabo, giudicali in  un tribunale civile. […] Già il fatto che stiano a Guantánamo è inaudito. In primo luogo, che cos’è Guantánamo? È un territorio che è stato rapinato a Cuba un secolo fa a mano armata. Dissero “dateci Guantánamo o preparatevi”. Cuba era sotto occupazione militare. Lo chiamano “trattato”, ma sai com’è… E il trattato di Guantánamo, se lo vogliamo chiamare così, ha permesso l’installazione di una base della Marina. Ma come sapete non è per questo che la usano.

E’ stata usata per imprigionare i rifugiati haitiani, quelli che fuggivano dai regimi dittatoriali appoggiati dagli USA. Arrivano lì perché il governo nordamericano non gli concede l’asilo politico con la motivazione che sono  solo rifugiati economici. I guardacoste cercano di fermarli, e se qualcuno passa allora li inviano a Guantánamo. Ora sapete che uso fanno della base.

In realtà la Base di Guantánamo si usa per creare terroristi. Non è un’opinione mia, ma quella dei principali interroganti degli USA, come Matthew Alexander, che ha scritto un articolo su questo. Ha detto che è la maniera perfetta per creare un terrorista. Ispira il terrorismo da ogni parte e trasforma molte persone in terroristi. La maggioranza dei quelli che stanno a Guantánamo sono bambini di 15 anni che i marines hanno trovato con un fucile in mano quando le truppe USA hanno invaso i loro Paesi, e beh, cosa si aspettavano?

Amy Goodman

Democracy Now!

Frammenti dell’intervista concessa a Democracy Now! il 15 marzo 2010, tratto da http://www.rebelion.org

Fonte: http://www.democracynow.org/2010/3/15/noam_chomsky_on_obamas_foreign_policy