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Piccoli dissidenti cubani crescono….

14/04/2010

In mezzo secolo qui non abbiamo assassinato nessuno, non abbiamo torturato nessuno, non c’è stata nessuna esecuzione extragiudiziale. Beh, a dire la verità si è torturato a Cuba; ma nella base navale di Guantánamo, non nel territorio che governa la Revolución…

Raúl Castro

Ci risiamo. Come succede puntualmente almeno un paio di volte l’anno è ripartita, più stucchevole che mai, la solita campagna mediatica sui “diritti umani” a Cuba.

Stavolta il pretesto è stata la morte del “dissidente” Orlando Zapata Tamayo a seguito di uno sciopero della fame.

Chi era Orlando Zapata? Era un detenuto comune, pluricondannato per reati “di opinione” come violazione di domicilio (1993), lesioni (2000), truffa (2000), lesioni e porto abusivo di arma bianca (2000, ferite e frattura del cranio provocate con un machete). In carcere era stato toccato dallo spirito santo ed era diventato miracolosamente un dissidente.

Nel dicembre 2009 inizia uno sciopero della fame chiedendo di avere a disposizione un televisore, un cellulare e un fornello per cucinare. Cose che a nessun altro detenuto del mondo vengono consentite. Le condizioni di Zapata  Tamayo, che era stato operato per un tumore al cervello nel marzo 2009, si aggravano. Viene trasportato in ospedale e nutrito artificialmente, ma muore il 23 febbraio.

Parte l’ennesima campagna a favore dei “dissidenti”, che vede protagonisti media e personaggi davvero incredibili. Da noi circolano due o tre appelli, uno promosso da La Nazione, un altro da Pigì Battista, opinionista del Corriere della Sera, che ha ricevuto una lettera di adesione di Piero Fassino, un altro ancora da L’Unità, tra le firme quella dell’ex direttrice del Tirreno Sandra Bonsanti.

Cominciamo allora proprio da una citazione tratta da L’Unità: “Il cosiddetto ‘caso Cucchi’ è stato tutto meno che un caso. Nelle carceri italiane muoiono in media 150 detenuti l’anno: un terzo per suicidio, un terzo per ‘cause naturali’ e la restante parte per ‘cause da accertare’. I morti per suicidio sono una cifra impressionante: con 1005 casi accertati dal 1990 a oggi, in carcere ci si suicida ventuno volte di più che fuori. Si tratta inoltre di un dato che aumenta in modo esponenziale con l’aumentare del sovraffolamento: nell’ultimo anno, a un incremento del venti per cento della popolazione carceraria è corrisposto un incremento dei suicidi vicino al 50 per cento (1)”.

Ciò nonostante, nessuno dei firmatari degli appelli contro Cuba si è mai stracciato le vesti per denunciare questo massacro, né qualcuno si è mai sognato di dire che in Italia esiste un regime che nei suoi lager stermina 150 dissidenti l’anno.

Se qualcuno nella nostra città avesse voglia di spendersi a favore dei diritti dei detenuti, gli ricordiamo che alle Sughere solo negli ultimi 7 anni ne sono morti 12 , probabilmente molti di più che in tutta Cuba dalla Rivoluzione del 1959 ad oggi.

L’adesione agli appelli contro Cuba di Piero Fassino e di Sandra Bonsanti, che sono notoriamente dei supporter di Israele, ci suggerisce un altro paragone interessante. Vediamo che dice il rapporto 2008 di Amnesty International sul Paese sionista: “All’incirca 9.000 persone, tra cui oltre 300 bambini e palestinesi arrestati in anni precedenti, a fine anno erano ancora in carcere. Oltre 900 erano trattenuti in detenzione amministrativa senza accusa né processo, compresi alcuni trattenuti dal 2002”.

Il 7 aprile scorso l’agenzia di stampa EFE ha informato che 7mila prigionieri palestinesi hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato perché migliorino le condizioni di detenzione nelle carceri israeliane e cessino le “umiliazioni” ai loro familiari che li visitano ai posti di controllo e alle porte di accesso delle prigioni. Ne avete sentito parlare? C’è qualche media che ha pubblicato la notizia? Pensate che se uno solo dei 7mila prigionieri morisse qualcuno chiederebbe l’abbattimento del governo israeliano?

Eppure Israele sarebbe un terreno fertile per i difensori dei diritti umani. In un articolo pubblicato di recente sul nostro sito si leggeva che molti attivisti sudafricani antiapartheid inorridiscono osservando le condizioni di vita nei territori palestinesi occupati, e ritengono che “quello che abbiamo sofferto noi con l’apartheid era un picnic a paragone di quello che subiscono i palestinesi” (2).

Da Israele per associazione di idee passiamo alla Colombia, visto il supporto che Israele ha sempre generosamente offerto ai gruppi paramilitari fascisti colombiani. Citiamo un altro articolo pubblicato dal nostro sito, scritto dal professore catalano Vicenç Navarro “Il lettore immagini se quest’anno a Cuba si fosse scoperta una fossa comune dove giacessero più di 2000 persone giustiziate dall’Esercito Cubano negli ultimi anni, e che uno dei cubani che avessero denunciato le scomparse e le esecuzioni di queste persone fosse stato anch’egli assassinato dall’Esercito. La mobilitazione mediatica da parte dei maggiori mezzi di informazione sarebbe stata enorme (…). Bene, i 2.000 omicidi di persone scomparse esistono e anche la persona che li ha denunciati e che è stato assassinato pure lui dall’esercito. L’unica differenza è che il Paese non è Cuba, ma la Colombia” (3). Ne avete sentito parlare? Avete visto qualcuno dei firmatari degli appelli per i dissidenti cubani mobilitarsi per i diritti umani in Colombia? No, naturalmente. E il presidente narcofascista Uribe viene considerato un partner affidabile da tutti i governi “occidentali”.

Qualche riga se la merita anche La Nazione, per quanto nella nostra città il quotidiano fiorentino venga utilizzato più che altro per incartare il pesce.

L’opinionista di politica internazionale de La Nazione Cesare de Carlo si è schierato apertamente con i militari golpisti dell’Honduras, sostenendo una strana teoria per cui in Honduras non c’è stato nessun golpe e che i militari hanno solo difeso la costituzione contro il vero golpista, il presidente legittimo Manuel Zelaya. Naturalmente non sono mai esistiti neanche i 150  morti ammazzati dal giorno del golpe ad oggi (soltanto a marzo 5 giornalisti) (4).

Un altro promotore di appelli contro Cuba, Aldo Forbice, è forse il personaggio più divertente di tutta la compagnia: consigliamo di seguire il suo programma alla radio “Zapping” che è di una comicità irresistibile. Emilio Fede a paragone di Forbice diventa un imparziale anchorman di stampo anglosassone. Tempo fa intervistò tale Alejandro Peña Esclusa, presentandolo come il “leader dell’opposizione democratica venezuelana” (5). Vediamo cosa dice di lui Wikipedia: “membro della setta Tradizione, Famiglia e Proprietà, movimento filo-fascista, che permette l’ingresso solo a coloro che dimostrano di essere di razza ariana pura. La setta sarebbe stata organizzatrice di attentati contro Giovanni Paolo II durante il suo viaggio a Caracas il 13 novembre 1984, e al presidente degli Stati Uniti d’America, Ronald Reagan, in seguito ai quali la setta è stata dichiarata fuorilegge in Venezuela, Francia, Spagna e Argentina, paesi dove era maggiormente radicata. L’11 aprile 2002 Peña Esclusa partecipa al tentato colpo di stato in Venezuela”. Come leader moderato non c’è male…

Per Senza Soste, Nello Gradirà

13 aprile 2010

(1) http://unita.it/news/italia/91087/non_solo_stefano_cucchi_le_tanti_morti_sospette_delle_carceri_italiane

(2) http://www.senzasoste.it/le-nostre-traduzioni/ilan-pappe-l-apartheid-era-un-picnic-a-paragone-di-quello-che-subiscono-i-palestinesi

(3) http://www.senzasoste.it/le-nostre-traduzioni/diritti-umani-in-america-latina-due-pesi-e-due-misure

(4) Cinco periodistas asesinados en un mes en Honduras: ¿donde están los titulares? (http://www.rebelion.org/noticia.php?id=103374)

(5) Notare che i paladini dei diritti umani non ce l’hanno solo con Cuba, ma anche con gli altri Paesi di sinistra latinoamericani dove pure esiste quel sistema elettorale pluripartitico che auspicano per Cuba. Segno evidente che per loro sono “feroci dittature” tutti quei Paesi dove i predatori neoliberisti sono stati mandati via a pedate.

Diritti umani in America Latina: due pesi e due misure

12/04/2010

america_latina_pugnoIl titolo dell’articolo si riferisce allo strabismo conservatore mostrato dai maggiori media del paese nella copertura delle violazioni dei diritti umani in America Latina. Il lettore immagini se quest’anno a Cuba si fosse  scoperta una fossa comune dove giacessero più di 2000 persone giustiziate dall’Esercito Cubano negli ultimi  anni, e che uno dei cubani che avessero denunciato le scomparse e le esecuzioni di queste persone fosse stato anch’egli assassinato dall’Esercito. La mobilitazione mediatica da parte dei maggiori mezzi di informazione sarebbe stata enorme. E più di un governo, oltre a denunciare il governo cubano, avrebbe rotto le relazioni diplomatiche con quel Paese. E, come no, il Parlamento Europeo (con una maggioranza conservatrice e liberale)  avrebbe approvato una risoluzione di condanna, interrompendo qualsiasi relazione diplomatica e commerciale con quel Paese. E, probabilmente, avrebbero proposto il Premio Nobel per la Pace alla memoria al cittadino  assassinato dall’Esercito. Il governo federale USA avrebbe potenziato la valanga mediatica, politica ed economica contro il governo cubano, accentuando ulteriormente il blocco economico. E, come no, la stampa più diffusa in Spagna avrebbe criticato, ancora una volta, molti intellettuali di sinistra per la loro mancanza di entusiasmo nella denuncia del fatto.

Bene, i 2.000 omicidi di persone scomparse esistono e anche la persona che li ha denunciati e che è stato assassinato pure lui dall’esercito. L’unica differenza è che il Paese non è Cuba, ma la Colombia. In quel Paese una fossa comune è stata trovata quest’anno, casualmente, vicino alla base militare colombiana situata nel  municipio de La Macarena, nel Dipartimento del Meta, a sud della capitale, Bogotá. La fossa è stata scoperta quando gli abitanti della zona si sono resi conto che molte persone si ammalavano bevendo l’acqua delle sorgenti nel bosco, che era stata contaminata, per cui si è scoperto in seguito che c’erano dei cadaveri sepolti  in quella fossa comune. L’unico segnale era una bandiera con le date della sepoltura: 2002-2009. La conseguente investigazione ha rivelato che c’erano più di 2.000 persone sotterrate lì. L’esercito colombiano ha ammesso la sua responsabilità, indicando che erano guerriglieri catturati o morti in combattimento. Ma, non ha spiegato perché erano stati sepolti segretamente e senza seguire le minima regola richiesta per la registrazione dei morti.

In realtà il caso era molto simile a un altro precedente -il caso dei “falsi positivi”- in cui altre 2.000 persone erano state assassinate dall’esercito, presentandole falsamente come guerriglieri, mentre fu dimostrato che non lo erano. Il sindacalista Johnny Hurtado, e Presidente del Comitato per i Diritti Umani Venezuelano, che aveva denunciato la scoperta, aveva dichiarato a una delegazione di membri del Parlamento della Gran Bretagna, in visita in Colombia, che gli assassinati sotterrati nella fossa comune de La Macarena non erano guerriglieri, ma persone che erano scomparsi e che non avevano nessun legame con la guerriglia (le cui azioni criticò e denunciò). Il governo e le forze armate stavano utilizzando -secondo lui- la controguerriglia per eliminare fisicamente tutti i loro oppositori, presentandoli come guerriglieri. E in certe occasioni non erano neanche  oppositori. Ma l’esercito li ammazzava per indicarli come guerriglieri allo scopo di dimostrare la sua “efficienza”. Il 15 marzo di quest’anno fu assassinato Johnny Hurtado, mentre soldati dell’odiata e temuta Brigata mobile nº 7 pattugliavano l’area dove viveva. Diventò così il numero 7 dei sindacalisti assassinati nei primi mesi del 2010 in quel Paese (nel 2009 sono stati 39).

Tutti questi omicidi hanno avuto luogo durante il mandato del Presidente Uribe e del suo Ministro della difesa Juan Manuel Santos (il candidato alla successione di Uribe come Presidente della Colombia). E nonostante le loro smentite, è altamente improbabile che non fossero a conoscenza di questi fatti, perché l’Esercito ha difeso tali azioni “come atti della necessaria lotta contro la guerriglia”. La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, tuttavia, ha chiesto che venga fatta un’indagine sulle violazioni dei diritti umani in quel Paese, definita come “sistematica e largamente estesa”, considerandola un “crimine contro l’umanità”.

Di fronte a questa terribile situazione c’è stato un silenzio assordante da parte dei presunti difensori dei diritti umani. Il Parlamento Europeo non ha detto nulla, il Governo Obama (le cui forze armate facevano da consulenti ai militari colombiani nella base de La Macarena) riattiverà il Trattato bilaterale USA-Colombia (che aveva stipulato il Presidente Bush con il Presidente Uribe). E i media più diffusi, presunti difensori dei diritti umani, sono rimasti in generale silenziosi su questo caso. A dire il vero in Spagna il Presidente Uribe e il suo governo hanno avuto buonissima stampa. Diversi tra i rotocalchi di maggior diffusione hanno pubblicato interviste molto favorevoli al Presidente Uribe e al suo successore. E i presunti grandi difensori della libertà -compreso Mario Vargas Llosa- sono rimasti in assoluto silenzio. Superfluo dire che i portavoce di quel governo, aiutati dai media che gli offriranno una grande cassa di risonanza, negheranno questi fatti. Mentre quelli che si autodefiniscono difensori dei diritti umani e che continuamente muovono critiche (alcune delle quali giustificate) a Cuba, continueranno a ignorare le orribili violazioni di tali diritti in altri Paesi, i cui governi sono considerati amici, trasformando in farsa il loro presunto impegno per i diritti umani.

Vicenç Navarro (*)

Público

(*) Professore di Scienze Politiche e Politiche Pubbliche dell’Università Pompeu Fabra e Professore di Politiche Pubbliche della Johns Hopkins University

Fonte http://www.rebelion.org/noticia.php?id=103768

Agenti della CIA morti in Afghanistan lavoravano per una copertura attiva in Venezuela e a Cuba

10/01/2010


Almeno otto statunitensi sono stati assassinati in una base operativa dell’Agenzia Centrale di Intelligence (CIA) in Afghanistan mercoledì 30 dicembre. L’attacco suicida ha colpito la base
operativa avanzata Chapman, ubicata nella provincia orientale di Khost, che aveva la funzione di centro di operazioni e spionaggio della CIA. Fonti ufficiali di Washington hanno confermato che i morti erano tutti impiegati civili e contrattisti della CIA. Appena quindici giorni fa altri cinque
statunitensi dell’impresa contrattista Development Alternatives, Inc. (DAI), erano stati assassinati in Afghanistan dall’esplosione di una bomba in un ufficio dell’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale USA (USAID) a Gardez. Lo stesso giorno un’altra bomba era esplosa all’esterno dell’ufficio della DAI a Kabul, pur senza provocare feriti. L’incidente del 15 dicembre aveva suscitato poca attenzione, anche se era accaduto appena dieci giorni dopo la cattura di un impiegato della DAI a Cuba con l’accusa di sovversione. Il presidente e capo esecutivo della DAI, Jim Boomgard, il 14 dicembre aveva emesso una dichiarazione sull’arresto di un subcontrattista della sua impresa a Cuba, confermando che “l’individuo arrestato era dipendente di un subcontrattista di un programma che stava realizzando un subcontratto per aiutare organizzazioni della società civile cubana”. La dichiarazione metteva anche in rilievo il “nuovo programma” che la DAI stava gestendo per il governo degli Stati Uniti a Cuba, il “Programma per la Democrazia a Cuba e Pianificazione delle Emergenze”. Alla DAI era stato concesso un finanziamento di 40 milioni di dollari nel 2008 per aiutare il governo degli Stati Uniti ad “appoggiare attività pacifiche di un ampio gruppo di organizzazioni non violente tramite borse di studio e subcontratti” a Cuba. Il 15 dicembre, la DAI ha pubblicato un comunicato stampa “lamentando la morte” dei suoi dipendenti in Afghanistan. “La DAI è profondamente triste per la morte di cinque impiegati inseriti nei nostri progetti in Afghanistan… Il 15 dicembre, cinque impiegati del subcontrattista per la sicurezza della DAI sono
stati assassinati da un’esplosione nell’ufficio di Gardez del programma Governance Locale e Sviluppo Comunitario (LGCD la sua sigla in inglese), un progetto dell’USAID realizzato dalla DAI”. La DAI gestiva anche un progetto a Khost, dove si è verificato l’incidente del 30 dicembre, anche se ancora non è stato confermato che gli otto statunitensi della CIA che sono morti in questo attacco lavorassero anch’essi per l’impresa contrattista. Dalla base di Khost, la CIA gestiva gli aerei senza equipaggio, noti anche come “droni”, responsabili di diversi omicidi selettivi di presunti membri di Al Qaeda in Afghanistan e Pakistan. Un alto funzionario dell’USAID ha confermato
due settimane fa che la CIA utilizza il nome dell’USAID per elargire fondi e contratti a terzi che promuovono le sue operazioni. Secondo il funzionario, un veterano dell’agenzia che ricopre la carica di referente regionale, la CIA sta stipulando contratti con il nome dell’USAID senza che questa sia coinvolta.Dal giugno 2002, l’USAID ha un Ufficio per le Iniziative verso una Transizione (OTI) in Venezuela, tramite il quale ha canalizzato milioni di dollari all’opposizione contro il Presidente Hugo Chávez. La stessa impresa attiva in Afghanistan e legata alla CIA, la Development Alternatives, Inc. (DAI) è stata contrattata dall’USAID in Venezuela per gestire un budget multimilionario con l’obiettivo di “appoggiare la società civile e la transizione alla democrazia”. Più di duemila pagine parzialmente desecretate dell’USAID sulle sue attività in Venezuela evidenziano la relazione tra DAI e settori dell’opposizione, con programmi che cercano di “rafforzare” i suoi partiti politici, progettare le sue campagne politiche e aiutarla a consolidare un movimento contro il governo venezuelano. In Bolivia, l’USAID è stata espulsa quest’anno dagli abitanti di due comuni, Chapare e El Alto, con l’accusa di interventismo. Nello scorso settembre, il presidente Evo Morales ha annunciato la fine della convenzione ufficiale con l’USAID a causa dello storno di fondi multimilionari verso gruppi separatisti che miravano alla destabilizzazione del Paese. Nel 2005, l’USAID fu espulsa anche dall’Eritrea e accusata di essere un’agenzia “neocolonialista”. Negli ultimi
cinque anni Etiopia, Russia e Bielorussia hanno ordinato all’USAID e ai suoi contrattisti di andarsene.La Development Alternatives, Inc. è uno dei contrattisti dell’USAID e della CIA più grandi del mondo. Attualmente ha un contratto di 50 milioni di dollari in Afghanistan. In America Latina, opera in Bolivia, Brasile, Colombia, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Perù, Repubblica Dominicana e Venezuela. Quest’anno il budget della DAI in Venezuela si avvicina a 15 milioni di dollari e il suo programma è diretto al rafforzamento dei candidati e delle campagne di opposizione per le elezioni politiche del 2010. Il Presidente Chávez ha denunciato due settimane fa l’individuazione di un aereo senza equipaggio in territorio venezuelano, confermando che era “tecnologia statunitense”.
Tratto da http://www.rebelion.org
Titolo originale:

“Agentes de la CIA muertos en Afganistán trabajaban para empresa fachada activa en Venezuela y Cuba”; Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=97982&titular=agentes-de-la-cia-muertos-en-afganist%E1ntrabajaban-
para-empresa-fachada-activa-en-venezuela-y-