Piccoli dissidenti cubani crescono….

In mezzo secolo qui non abbiamo assassinato nessuno, non abbiamo torturato nessuno, non c’è stata nessuna esecuzione extragiudiziale. Beh, a dire la verità si è torturato a Cuba; ma nella base navale di Guantánamo, non nel territorio che governa la Revolución…

Raúl Castro

Ci risiamo. Come succede puntualmente almeno un paio di volte l’anno è ripartita, più stucchevole che mai, la solita campagna mediatica sui “diritti umani” a Cuba.

Stavolta il pretesto è stata la morte del “dissidente” Orlando Zapata Tamayo a seguito di uno sciopero della fame.

Chi era Orlando Zapata? Era un detenuto comune, pluricondannato per reati “di opinione” come violazione di domicilio (1993), lesioni (2000), truffa (2000), lesioni e porto abusivo di arma bianca (2000, ferite e frattura del cranio provocate con un machete). In carcere era stato toccato dallo spirito santo ed era diventato miracolosamente un dissidente.

Nel dicembre 2009 inizia uno sciopero della fame chiedendo di avere a disposizione un televisore, un cellulare e un fornello per cucinare. Cose che a nessun altro detenuto del mondo vengono consentite. Le condizioni di Zapata  Tamayo, che era stato operato per un tumore al cervello nel marzo 2009, si aggravano. Viene trasportato in ospedale e nutrito artificialmente, ma muore il 23 febbraio.

Parte l’ennesima campagna a favore dei “dissidenti”, che vede protagonisti media e personaggi davvero incredibili. Da noi circolano due o tre appelli, uno promosso da La Nazione, un altro da Pigì Battista, opinionista del Corriere della Sera, che ha ricevuto una lettera di adesione di Piero Fassino, un altro ancora da L’Unità, tra le firme quella dell’ex direttrice del Tirreno Sandra Bonsanti.

Cominciamo allora proprio da una citazione tratta da L’Unità: “Il cosiddetto ‘caso Cucchi’ è stato tutto meno che un caso. Nelle carceri italiane muoiono in media 150 detenuti l’anno: un terzo per suicidio, un terzo per ‘cause naturali’ e la restante parte per ‘cause da accertare’. I morti per suicidio sono una cifra impressionante: con 1005 casi accertati dal 1990 a oggi, in carcere ci si suicida ventuno volte di più che fuori. Si tratta inoltre di un dato che aumenta in modo esponenziale con l’aumentare del sovraffolamento: nell’ultimo anno, a un incremento del venti per cento della popolazione carceraria è corrisposto un incremento dei suicidi vicino al 50 per cento (1)”.

Ciò nonostante, nessuno dei firmatari degli appelli contro Cuba si è mai stracciato le vesti per denunciare questo massacro, né qualcuno si è mai sognato di dire che in Italia esiste un regime che nei suoi lager stermina 150 dissidenti l’anno.

Se qualcuno nella nostra città avesse voglia di spendersi a favore dei diritti dei detenuti, gli ricordiamo che alle Sughere solo negli ultimi 7 anni ne sono morti 12 , probabilmente molti di più che in tutta Cuba dalla Rivoluzione del 1959 ad oggi.

L’adesione agli appelli contro Cuba di Piero Fassino e di Sandra Bonsanti, che sono notoriamente dei supporter di Israele, ci suggerisce un altro paragone interessante. Vediamo che dice il rapporto 2008 di Amnesty International sul Paese sionista: “All’incirca 9.000 persone, tra cui oltre 300 bambini e palestinesi arrestati in anni precedenti, a fine anno erano ancora in carcere. Oltre 900 erano trattenuti in detenzione amministrativa senza accusa né processo, compresi alcuni trattenuti dal 2002”.

Il 7 aprile scorso l’agenzia di stampa EFE ha informato che 7mila prigionieri palestinesi hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato perché migliorino le condizioni di detenzione nelle carceri israeliane e cessino le “umiliazioni” ai loro familiari che li visitano ai posti di controllo e alle porte di accesso delle prigioni. Ne avete sentito parlare? C’è qualche media che ha pubblicato la notizia? Pensate che se uno solo dei 7mila prigionieri morisse qualcuno chiederebbe l’abbattimento del governo israeliano?

Eppure Israele sarebbe un terreno fertile per i difensori dei diritti umani. In un articolo pubblicato di recente sul nostro sito si leggeva che molti attivisti sudafricani antiapartheid inorridiscono osservando le condizioni di vita nei territori palestinesi occupati, e ritengono che “quello che abbiamo sofferto noi con l’apartheid era un picnic a paragone di quello che subiscono i palestinesi” (2).

Da Israele per associazione di idee passiamo alla Colombia, visto il supporto che Israele ha sempre generosamente offerto ai gruppi paramilitari fascisti colombiani. Citiamo un altro articolo pubblicato dal nostro sito, scritto dal professore catalano Vicenç Navarro “Il lettore immagini se quest’anno a Cuba si fosse scoperta una fossa comune dove giacessero più di 2000 persone giustiziate dall’Esercito Cubano negli ultimi anni, e che uno dei cubani che avessero denunciato le scomparse e le esecuzioni di queste persone fosse stato anch’egli assassinato dall’Esercito. La mobilitazione mediatica da parte dei maggiori mezzi di informazione sarebbe stata enorme (…). Bene, i 2.000 omicidi di persone scomparse esistono e anche la persona che li ha denunciati e che è stato assassinato pure lui dall’esercito. L’unica differenza è che il Paese non è Cuba, ma la Colombia” (3). Ne avete sentito parlare? Avete visto qualcuno dei firmatari degli appelli per i dissidenti cubani mobilitarsi per i diritti umani in Colombia? No, naturalmente. E il presidente narcofascista Uribe viene considerato un partner affidabile da tutti i governi “occidentali”.

Qualche riga se la merita anche La Nazione, per quanto nella nostra città il quotidiano fiorentino venga utilizzato più che altro per incartare il pesce.

L’opinionista di politica internazionale de La Nazione Cesare de Carlo si è schierato apertamente con i militari golpisti dell’Honduras, sostenendo una strana teoria per cui in Honduras non c’è stato nessun golpe e che i militari hanno solo difeso la costituzione contro il vero golpista, il presidente legittimo Manuel Zelaya. Naturalmente non sono mai esistiti neanche i 150  morti ammazzati dal giorno del golpe ad oggi (soltanto a marzo 5 giornalisti) (4).

Un altro promotore di appelli contro Cuba, Aldo Forbice, è forse il personaggio più divertente di tutta la compagnia: consigliamo di seguire il suo programma alla radio “Zapping” che è di una comicità irresistibile. Emilio Fede a paragone di Forbice diventa un imparziale anchorman di stampo anglosassone. Tempo fa intervistò tale Alejandro Peña Esclusa, presentandolo come il “leader dell’opposizione democratica venezuelana” (5). Vediamo cosa dice di lui Wikipedia: “membro della setta Tradizione, Famiglia e Proprietà, movimento filo-fascista, che permette l’ingresso solo a coloro che dimostrano di essere di razza ariana pura. La setta sarebbe stata organizzatrice di attentati contro Giovanni Paolo II durante il suo viaggio a Caracas il 13 novembre 1984, e al presidente degli Stati Uniti d’America, Ronald Reagan, in seguito ai quali la setta è stata dichiarata fuorilegge in Venezuela, Francia, Spagna e Argentina, paesi dove era maggiormente radicata. L’11 aprile 2002 Peña Esclusa partecipa al tentato colpo di stato in Venezuela”. Come leader moderato non c’è male…

Per Senza Soste, Nello Gradirà

13 aprile 2010

(1) http://unita.it/news/italia/91087/non_solo_stefano_cucchi_le_tanti_morti_sospette_delle_carceri_italiane

(2) http://www.senzasoste.it/le-nostre-traduzioni/ilan-pappe-l-apartheid-era-un-picnic-a-paragone-di-quello-che-subiscono-i-palestinesi

(3) http://www.senzasoste.it/le-nostre-traduzioni/diritti-umani-in-america-latina-due-pesi-e-due-misure

(4) Cinco periodistas asesinados en un mes en Honduras: ¿donde están los titulares? (http://www.rebelion.org/noticia.php?id=103374)

(5) Notare che i paladini dei diritti umani non ce l’hanno solo con Cuba, ma anche con gli altri Paesi di sinistra latinoamericani dove pure esiste quel sistema elettorale pluripartitico che auspicano per Cuba. Segno evidente che per loro sono “feroci dittature” tutti quei Paesi dove i predatori neoliberisti sono stati mandati via a pedate.

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