Diritti umani in America Latina: due pesi e due misure

america_latina_pugnoIl titolo dell’articolo si riferisce allo strabismo conservatore mostrato dai maggiori media del paese nella copertura delle violazioni dei diritti umani in America Latina. Il lettore immagini se quest’anno a Cuba si fosse  scoperta una fossa comune dove giacessero più di 2000 persone giustiziate dall’Esercito Cubano negli ultimi  anni, e che uno dei cubani che avessero denunciato le scomparse e le esecuzioni di queste persone fosse stato anch’egli assassinato dall’Esercito. La mobilitazione mediatica da parte dei maggiori mezzi di informazione sarebbe stata enorme. E più di un governo, oltre a denunciare il governo cubano, avrebbe rotto le relazioni diplomatiche con quel Paese. E, come no, il Parlamento Europeo (con una maggioranza conservatrice e liberale)  avrebbe approvato una risoluzione di condanna, interrompendo qualsiasi relazione diplomatica e commerciale con quel Paese. E, probabilmente, avrebbero proposto il Premio Nobel per la Pace alla memoria al cittadino  assassinato dall’Esercito. Il governo federale USA avrebbe potenziato la valanga mediatica, politica ed economica contro il governo cubano, accentuando ulteriormente il blocco economico. E, come no, la stampa più diffusa in Spagna avrebbe criticato, ancora una volta, molti intellettuali di sinistra per la loro mancanza di entusiasmo nella denuncia del fatto.

Bene, i 2.000 omicidi di persone scomparse esistono e anche la persona che li ha denunciati e che è stato assassinato pure lui dall’esercito. L’unica differenza è che il Paese non è Cuba, ma la Colombia. In quel Paese una fossa comune è stata trovata quest’anno, casualmente, vicino alla base militare colombiana situata nel  municipio de La Macarena, nel Dipartimento del Meta, a sud della capitale, Bogotá. La fossa è stata scoperta quando gli abitanti della zona si sono resi conto che molte persone si ammalavano bevendo l’acqua delle sorgenti nel bosco, che era stata contaminata, per cui si è scoperto in seguito che c’erano dei cadaveri sepolti  in quella fossa comune. L’unico segnale era una bandiera con le date della sepoltura: 2002-2009. La conseguente investigazione ha rivelato che c’erano più di 2.000 persone sotterrate lì. L’esercito colombiano ha ammesso la sua responsabilità, indicando che erano guerriglieri catturati o morti in combattimento. Ma, non ha spiegato perché erano stati sepolti segretamente e senza seguire le minima regola richiesta per la registrazione dei morti.

In realtà il caso era molto simile a un altro precedente -il caso dei “falsi positivi”- in cui altre 2.000 persone erano state assassinate dall’esercito, presentandole falsamente come guerriglieri, mentre fu dimostrato che non lo erano. Il sindacalista Johnny Hurtado, e Presidente del Comitato per i Diritti Umani Venezuelano, che aveva denunciato la scoperta, aveva dichiarato a una delegazione di membri del Parlamento della Gran Bretagna, in visita in Colombia, che gli assassinati sotterrati nella fossa comune de La Macarena non erano guerriglieri, ma persone che erano scomparsi e che non avevano nessun legame con la guerriglia (le cui azioni criticò e denunciò). Il governo e le forze armate stavano utilizzando -secondo lui- la controguerriglia per eliminare fisicamente tutti i loro oppositori, presentandoli come guerriglieri. E in certe occasioni non erano neanche  oppositori. Ma l’esercito li ammazzava per indicarli come guerriglieri allo scopo di dimostrare la sua “efficienza”. Il 15 marzo di quest’anno fu assassinato Johnny Hurtado, mentre soldati dell’odiata e temuta Brigata mobile nº 7 pattugliavano l’area dove viveva. Diventò così il numero 7 dei sindacalisti assassinati nei primi mesi del 2010 in quel Paese (nel 2009 sono stati 39).

Tutti questi omicidi hanno avuto luogo durante il mandato del Presidente Uribe e del suo Ministro della difesa Juan Manuel Santos (il candidato alla successione di Uribe come Presidente della Colombia). E nonostante le loro smentite, è altamente improbabile che non fossero a conoscenza di questi fatti, perché l’Esercito ha difeso tali azioni “come atti della necessaria lotta contro la guerriglia”. La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, tuttavia, ha chiesto che venga fatta un’indagine sulle violazioni dei diritti umani in quel Paese, definita come “sistematica e largamente estesa”, considerandola un “crimine contro l’umanità”.

Di fronte a questa terribile situazione c’è stato un silenzio assordante da parte dei presunti difensori dei diritti umani. Il Parlamento Europeo non ha detto nulla, il Governo Obama (le cui forze armate facevano da consulenti ai militari colombiani nella base de La Macarena) riattiverà il Trattato bilaterale USA-Colombia (che aveva stipulato il Presidente Bush con il Presidente Uribe). E i media più diffusi, presunti difensori dei diritti umani, sono rimasti in generale silenziosi su questo caso. A dire il vero in Spagna il Presidente Uribe e il suo governo hanno avuto buonissima stampa. Diversi tra i rotocalchi di maggior diffusione hanno pubblicato interviste molto favorevoli al Presidente Uribe e al suo successore. E i presunti grandi difensori della libertà -compreso Mario Vargas Llosa- sono rimasti in assoluto silenzio. Superfluo dire che i portavoce di quel governo, aiutati dai media che gli offriranno una grande cassa di risonanza, negheranno questi fatti. Mentre quelli che si autodefiniscono difensori dei diritti umani e che continuamente muovono critiche (alcune delle quali giustificate) a Cuba, continueranno a ignorare le orribili violazioni di tali diritti in altri Paesi, i cui governi sono considerati amici, trasformando in farsa il loro presunto impegno per i diritti umani.

Vicenç Navarro (*)

Público

(*) Professore di Scienze Politiche e Politiche Pubbliche dell’Università Pompeu Fabra e Professore di Politiche Pubbliche della Johns Hopkins University

Fonte http://www.rebelion.org/noticia.php?id=103768

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