Vittime sul lavoro, una guerra civile

Vittime sul lavoro, danno e beffa. Cosa succede dopo la perdita di un familiare in un incidente mortale sul lavoro? Lunghe attese, indennizzi insufficienti oppure, in certi casi, assolutamente niente.

Finalmente la strage quotidiana di lavoratori che avviene nel nostro paese non è più silenziosa. C’è voluto un fatto gravissimo come quello della ThyssenKrupp di Torino per smuovere l’indignazione dell’opinione pubblica e di conseguenza l’attenzione mediatica verso una piaga che fa scomparire più di mille persone l’anno, molto di più della media europea.

I dati statistici

Negli ultimi 10 anni secondo i dati Eurostat, i morti sul lavoro sono diminuiti del 46% in Germania e del 34% in Spagna, ma solo del 25 % nel nostro Paese. E anche in termini assoluti l’Italia ha 200 morti in più all’anno. Secondo i dati Eurispes dal 2003 al 2006, in Italia i morti sul lavoro sono stati 5.252. Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti.  Poco meno del 70% di lavoratori perde la vita cadendo da impalcature nell’edilizia o per ribaltamento del trattore nel settore agricolo. L’età media dei morti è di 37 anni. La città dove si muore di più sul lavoro è Taranto, seguita da Gorizia e Ragusa. Interessante il tasso d’incidenza degli immigrati in questa statistica, l’11% (senza contare i clandestini i cui corpi a volte spariscono), cioè molto più dell’incidenza che hanno sulla popolazione (7%) ed esattamente la stessa incidenza che hanno sulla criminalità con la differenza che quando muoiono il risalto mediatico è sicuramente inferiore.

Gli infortuni invece sono circa 1 milione all’anno di cui 30 mila comportano invalidità permanenti. In totale, ad oggi, risultano titolari di rendita Inail oltre 900 mila persone (tra infortunati, vedove e orfani).

Ma cosa succede dopo la perdita di un familiare in un incidente sul lavoro? Chi paga?

L’Inail

L’Inail, beneficiando dei tagli sulle prestazioni e sull’aumento dei premi assicurativi, ha messo da parte un bel gruzzolo di circa 12 miliardi di attivo da cui però la pubblica amministrazione attinge anche per spese non inerenti alle prestazioni per salute e sicurezza dei lavoratori. I costi annui per gli incidenti sul lavoro sono valutati in circa 42 miliardi di euro, di cui 5 per prestazioni economiche alle vittime o alle loro famiglie. Il resto sono i costi per le spese sanitarie, protesiche e riabilitative e oneri dell’Inps per le giornate lavorative perse.

Le rendite ai familiari

Nel caso in cui l’infortunio o la malattia professionale causino la morte del lavoratore, i familiari a carico hanno diritto a una rendita calcolata sulla retribuzione nell’anno precedente l’evento così ripartita:  50% al coniuge 20% a ciascun figlio. In mancanza di coniuge e figli:  20% ai genitori naturali e adottivi e 20% a ciascuno dei fratelli e delle sorelle. Ovviamente solo se a carico.

Le indennità dell’Inail in Italia ammontano in media a 20,50 euro al giorno al coniuge di un morto sul lavoro (una media di 650 euro al mese) e di 10 euro al figlio per la perdita di un genitore e la cui erogazione viene interrotta al raggiungimento della maggiore età. Niente invece è quello che riceve un padre che ha perso il figlio a carico sul luogo di lavoro (vengono rimborsate solo le spese funerarie). Inoltre c’è il problema dell’attesa perché quando si apre un procedimento penale per responsabilità del datore di lavoro, si può aspettare anche un anno e mezzo e, fino ad allora, la famiglia è costretta ad “arrangiarsi” vivendo senza la retribuzione e senza la rendita.

Il risarcimento da parte del datore di lavoro

L’assicurazione Inail esonera il datore di lavoro dall’obbligo di risarcire i danni in sede civile nei confronti dei lavoratori colpiti da infortunio sul lavoro o da malattia professionale. Vi sono dei casi in cui il datore di lavoro deve risarcire anche i danni in sede civile fra cui la condanna penale del datore di lavoro per il fatto dal quale è scaturito l’infortunio. Un esempio è quello di un saldatore che ha lavorato 21 anni all’Ansaldo a cui è stata riconosciuta la malattia professionale causata dall’amianto. Per la sua morte l’Ansaldo Spa è stata condannata a risarcire la vedova e il figlio dell’operaio. Alla moglie è stato quantificato un risarcimento di 125 mila euro e 55 mila per il figlio poiché il decesso dell’operaio “si è verificata per fatto e colpa dei dirigenti e preposti di Ansaldo Spa”.

I controlli

Nel 2007 sono stati 27.571 i cantieri ispezionati, per un totale di 43.076  aziende. Irregolari ne sono state trovate 24.157, cioè ben più del 50% di cui 2.224 chiuse per gravità delle violazioni delle leggi sul lavoro. I lavoratori in nero accertati sono stati 4.558 di cui 780 immigrati clandestini, che ora naturalmente rischiano l’espulsione. Prima rischiavano solo la vita.

Infine un dato che deve far riflettere. Sono 3.520 i militari della coalizione che hanno perso la vita in Iraq dall’aprile 2003 all’aprile 2007. Nello stesso periodo in Italia ci sono stati 6.299 morti sul lavoro. La guerra ce l’abbiamo in casa.

Franco Marino

tratto da Senza Soste n.23 (febbraio 2008)

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